Friday, 6 December 2019
Thursday, 21 November 2019
A Campodimele fervono i preparativi per l’undicesima edizione de “Un paese incantato” Ricco il calendario di eventi del festival della fiaba in programma il 19 e il 20 dicembre
Il borgo medioevale e il centro
storico di Campodimele (Latina) sono pronti a trasformarsi in un luogo magico
nel periodo delle festività natalizie. Giovedì 19 e venerdì 20 dicembre è
infatti in programma l’undicesima edizione de Un paese incantato, festival delle fiabe che come di consueto
riesce a ricreare all’interno di un ambiente naturale - mediante forme di arte
e psicologia - uno spazio narrativo e di gioco attraverso un ricco programma di
storie, animazioni, racconti, laboratori, teatro, rivolgendosi non solo ai
bambini ma anche agli adulti.
L’evento annuale, a
partecipazione gratuita, si terrà come di consueto - condizioni metereologiche
permettendo - nelle due principali piazze storiche della città e nei piccoli
vicoli oltre che nel Palazzo della cultura, grazie alla collaborazione con
formatori, burattinai, cantastorie, artisti di strada e animatori e si articolerà
attorno al tema universale della fiaba popolare, della creatività infantile,
del gioco di gruppo e della fantasia. Il tema di quest’anno in particolare è Tutti fuori anzi dentro la fiaba di Biancaneve.
Il festival, fortemente voluto
dal sindaco di Campodimele Roberto Zannella e sostenuto dall’assessorato alla
Cultura guidato da Tommaso Grossi, è curato dall’associazione di promozione
sociale Agenzia Arcipelago Onlus sotto la direzione dello psicologo-psicoterapeuta
ed esperto di fiabe Giuseppe Errico.
Ricco il programma che prevede
narrazioni di fiabe all’aperto (al chiuso, presso il Palazzo della Cultura, in
caso di maltempo), visite guidate, mostre, momenti didattico-formativi sul
gioco, il premio “La fiaba magica” (anch’esso giunto all’undicesima edizione) e
laboratori espressivi rivolti a tutti per promuovere l’uso della fiaba,
incuriosendo appunto bambini ed adulti.
«Le performance sulla fiaba costituiscono un’occasione del tutto
particolare d’incontro, di magia e di gioia individuale e collettiva –
sostengono il sindaco Zannella e il direttore Errico – Un paese incantato è un evento unico e suggestivo, nato dall’incontro
tra psicologia, antropologia, arte e tradizioni popolari, allo scopo di ricreare
incantesimi nel quotidiano e magie positive per le future generazioni».
Si parte giovedì 19 dicembre con
i saluti istituzionali in piazza Municipio, ai quali seguiranno Viaggio nel racconto fiabesco in compagnia
di artisti con l’accoglienza dei partecipanti (ore 10.15) e Raccontami una fiaba per sempre, ciclo
di racconti dal vivo a cura di Roberto Vernetti (fino alle 12.30).
Al Palazzo della cultura invece
verranno inaugurata la mostra di disegni e opere Pulcinella, la maschera del mondo e l’esposizione Network diritti a colori.
E ancora, dalle 13 alle 16 i
laboratori ludico-espressivi Tuttefiabe a cura della dr.ssa Angela La Torre,
mentre alle 15.30 Giuseppe Errico terrà il seminario formativo per genitori e
docenti La fiabe che cura, a cui
seguirà l’assegnazione del premio La
fiaba magica con la partecipazione tra gli altri di Davide Iodice
(regista), Andrea Iovino (associazione Bimed di Salerno) e Giovanni Malagutti (Fondazione
Malagutti di Curtatone - Mantova).
Nutrito il calendario di eventi anche
per la seconda giornata (venerdì 20 dicembre) che si apre alle 10 con
l’accoglienza dei partecipanti Viaggio
nel racconto fiabesco in compagnia degli artisti e con gli spettacoli nel
centro storico curati da Roberto Vernetti Raccontami
una fiaba per sempre! (dalle 10.30 alle 12.30). Dalle 13 alle 16 i
partecipanti si sposteranno nel palazzo della cultura (dove sarà attiva dalle
12.30 alle 18 la mostra Pulcinella, la
maschera del mondo per i laboratori ludico-espressivi curati dalla dr.ssa
Angela La Torre nell’ambito di Tuttefiabe. Gran finale nel centro storico alle
16 con Il narrafiabe, visita guidata
nel borgo antico, un appuntamento aperto a tutti coloro che su prenotazione
intendono raccontarsi, leggere o interpretare una fiaba.
Nelle due giornate, nell’apposita
area individuata dagli organizzatori, dalle 10 alle 17 saranno inoltre attivi
gli stand de La bottega delle fate
con prodotti artigianali, enogastronomia e curiosità.
Ufficio
Stampa: Aniello Sammarco
aniellosammarco@libero.it 3334775582
Sunday, 12 February 2017
Desiderio di un altro mondo o desiderio di un mondo diverso? di Sergio Piro
Desiderio di un altro mondo o desiderio di un mondo diverso? |
Sono state considerate dalla letturatura inerente numerose variabili descrittive, interpretative ed euristiche del desiderare. Vi si aggiungono, come elemento indispensabile, le pp. 242-246 del vol. IV (1966) del Grande dizionario della lingua italiana di Salvatore Battaglia relative a desiderare-desiderato, nella convinzione che il riferimento lessicale e filologico dei termini usati sia - nelle scienze antropologiche in generale - non solo genericamente utile, quando anche ricco di insegnamenti, di suggerimenti, di ipotesi di ricerca. Si estrae (da p. 242) una delle molte accezioni di desiderare: “...sperare in un evento e sforzarsi (a volte solo con l’immaginazione) di attuarlo o di adoperarsi acché si realizzi”.
A. Utilizzando questa variante (il desiderio come speranza e/o come sforzo), di fronte all’angoscia di sopravvivenza del mondo e della specie che ha inondato gli scantinati dell’umanità di questo tempo, il desiderio di un altro mondo è generica speranza di salvezza, mentre il desiderio di un mondo diverso è progetto politico generale, sforzo di attuarlo o di adoperarsi acché si realizzi, passaggio alla prassi. Qui dunque desiderio significa, insieme, sentire - essendovi dentro, facendone parte - l’accadere del mondo, per poi farsi, eventualmente, accadimento trasformazionale del mondo.
B. In questo transito epocale le genti di questo pianeta sono gettate nel sentimento sempre più diffuso di un pericolo crescente, nella percezione di una minaccia sempre più grave alla sopravvivenza della specie.
Si alternano nel sottofondo antropico di questo momento, in modo spesso non esplicito eppur da ogni parte affiorante, la sospesa apprensione, l’attesa di una catastrofe imminente, la previsione di una sofferenza estrema o di una distruzione dell’umanità.
Come dissennati profeti di sciagura, gli schizofrenici della parte centrale del secolo ventesimo sentirono tutto questo e vi dettero una loro espressione che allora ascoltammo con rispetto e che adesso nessuno vuol sentire più, nonostante che essi forse continuino a pronunziarlo. Si ricordano qui fra gli Erlebnisse schizofrenici:
• la sospesa apprensione, Wahnstimmung di Hagen (si rimanda a Callieri e Semerari 1959);• l’attesa immobile che non finisce mai;• la spersonalizzazione e la derealizzazione (si rimanda a Callieri e Felici 1968);• l’esperienza di stato di assedio;• l’Erleben della catastrofe imminente (Katastrophale Stimmungstönung des Erlebens di Müller-Suur);• la grande crisi del mutamento, della trasformazione e della catastrofe: Prozess-symptom di Mauz; mutamento pauroso di Coppola);• il sentimento di sprofondamento dinamico del mondo (Weltuntergangserlebnis di Wetzel: cfr. Callieri 1955);• etc.
Gli schizofrenici dei decenni centrali del secolo ventesimo anticiparono dunque - in qualche modo - il sentimento di catastrofe cosmica e antropica in cui siamo gettati a vivere in questo momento della storia.
Se è vero che certi aspetti della psicopatologia rivelano strati profondi e sedimenti antichi di una comunità e di una tradizione, la superstizione metafisica, il pensiero magico e rituale, la logolatria e l’aritmolatria dei pazienti psichiatrici contengono tutti - in compresenza - l’intuizione della fine del mondo: il Weltuntergangserlebnis degl i schizofrenici sembra, insieme, il ricordo di eventi storici antichissimi e la profezia di un futuro vicinissimo.
Mille anni fa, terribile e suggestiva, gotica e dark, avvolta dai fumi e dai miasmi del più profondo medioevo, l’umanità cristiana si avvolse nella profezia di fine del mondo, si presentò nel dominio buio e assoluto della colpa, della penitenza, dell’espiazione totale, segnale sicuro della presenza persistente nel sottofondo doxico-ideologico delle genti di allora dell’angoscia di distruzione totale, della leggenda del diluvio universale, del racconto del bombardamento termo-nucleare divino di Sodoma e Gomorra, dell’attesa dell’Apocalisse: sentimenti profondi della collettività che sono ancora attivi e che formano forse la base originaria, remota dell’odierno presentimento.
Fu quella di mille anni fa una profezia che non si avverò. Ma oggi queste angosce profonde e irrazionali sono, in una girandola paradossale, tutt’altro che immotivate: la fine del mondo o, più propriamente, l’estinzione della specie è oggi un pericolo reale e non solo un’angoscia metafisica o religiosa o superstiziosa come fu mille anni fa. Coloro che sono più terrorizzati dalla possibilità della catastrofe non sono le persone comuni, la gente in senso lato, gli scrittori di fiction, bensì gli scienziati, i fisici, gli ecologi, i naturalisti, gli economisti, gli statisti lungimiranti (quanto pochi!): e la loro angoscia non si attacca come una peste mortale a una previsione millenaria, immotivata e assurda, bensì ai calcoli, alle statistiche, ai dati dei loro strumenti, alle previsioni, alle analisi di tendenza, a tutto l’apparato nomotetico della ricerca rigorosa. E se coloro che si occupano di scienze della natura tremano per la trasformazione di un pianeta, le cui condizioni materiali e le cui caratteristiche fisiche sono sempre più alterate, coloro che si occupano di scienze umane sono terrorizzati dall’epifania dell’inclinazione autodistruttiva della specie. Ma anche ora, come mille anni fa, l’attesa, l’angoscia, l’agitazione contagiano le genti di tutto il mondo in presagio oscuro e in una consapevolezza lucidissima.
La catastrofica scena dell’attacco e del crollo delle Twin Towers, ripetuta tutti i giorni, senza posa, dalle televisioni di tutto il mondo in una tragica litania che non ha fine, annunzia la morte del mondo e grida alla coscienza allarmata delle genti che l’ora è vicina. La sospesa apprensione, la Wahnstimmung, il silenzio da incubo dello stato di assedio degli anni novanta, cedono ora, nel nuovo millennio, al terrore irrefrenabile della catastrofe totale, al panico, alla disperazione.
In coloro che vi sono gettati, al desiderio passivo e platonico di un altro mondo subentra il desiderio attivo di un mondo diverso, un mondo senza esclusione, senza catastrofi, senza sofferenza dei popoli, senza massacro dei migranti, senza morti per fame e per sete, senza guerra, senza fine del mondo.
C. Ma si torni un momento al tema iniziale. Si diceva della differenza fra desiderio di un altro mondo e desiderio di un mondo diverso. In questa prospettiva convenzionale il desiderio di un altro mondo è:
• ipotetico e desiderativo (...vorrei sfuggire al soffrire del mondo moderno, vorrei più pace, vorrei che la gente diventasse migliore, vorrei che l’ONU risolvesse i problemi della fame, della salute, delle malattie di tutti i popoli);• generico e retrospettivo (...vorrei che tornasse la serenità di un tempo; ...vorrei che il tempo tornasse indietro);• sognante (...vorrei andare a far vita primitiva alle isole Marchesi, vorrei rifugiarmi nel Tibet o in un convento, vorrei vivere lontano da tutto e da tutti);• metafisico (...vorrei morire e andare in Paradiso, cioè l’accezione più comune nella quale il sintagma “altro mondo” è abitualmente usato);• etc.
Pur rappresentando sovente la conseguenza del desiderio di un altro mondo, il desiderio di un mondo diverso si presenta subito come prassi, come gettatezza al di là.
Nel suo costituire uno sforzo, seguendo l’accezione di Battaglia di cui s’è detto prima (il desiderio come speranza e/o come sforzo), il desiderio di un mondo diverso è:
• concreto, perché in modo non eludibile prevede operazioni di salvezza della specie;• trasformazionale, perché intuisce o prevede la necessità di trasformazione dell’esistente;• antropologico o antropologico-sociale, perché implica - sine qua non - un mutamento di mentalità, di ideologie, di progettualità, di organizzazioni, di ordinamenti; • politico nel suo tragitto protensivo da desiderio a prassi, poiché non è perseguibile senza l’ipotesi di una rivoluzione, per necessità pacifica, dell’attuale assetto economico, politico, militare, ordinamentale e culturale del mondo;• molteplice, perché numerose intenzioni (o, meglio, protensioni per il loro gettarsi nel futuro), si intrecciano, si sovrappongono e si mescolano in una molteplicità di progetti differenti, talora perfino contaminatori e/o paradossali nel senso tarskiano, del termine per la presenza appunto di protensioni contraddittorie.
D. Parlare delle modalità e degli svolgimenti propriamente politici del desiderio di un mondo diverso va al di là di un tema specifico. Vi è un arco vastissimo di prassi politiche che vanno dagli impegni più immediati di lotta all’esclusione, al razzismo, allo sfruttamento globale, alla condizione delle popolazioni condannate a morire di fame e di sete, alla superstizione e al fanatismo, all’AIDS, alla distruzione ecologica, prassi che vanno qui ricordate perché sono tutte conseguenza protensionale del desiderio di un mondo diverso.
Qui, ponendo l’attuale situazione di crisi e di pericolo della comunità planetaria alla base del desiderio di un mondo diverso, non si è voluto in alcun modo proporre una sorta di psicogenesi delle scelte politiche trasformazionali e/o rivoluzionarie, legate - come è generalmente inteso - a complesse situazioni sociali, economiche, personali di cui vi è, da oltre duecento anni, esteso riferimento bibliografico in vari campi del sapere, ma si è inteso sottolineare il carattere necessariamente globale del desiderio di un mondo diverso e necessariamente radicale delle scelte di trasformazione in questo grado epocale: portato ed espressione di una situazione che è grave ora per tutta l’umanità e che fu ignota nei secoli scorsi fino al giorno dell’esplosione di Hiroshima.
Il discorso sul desiderio di un mondo diverso si ferma qui. Ma di un solo impegno, essenziale per la sopravvivenza, si dovrà parlare prima di concludere: il rifiuto della guerra come mezzo per risolvere i conflitti dell’umanità, dunque il desiderio di pace.
Le guerre ad altissimo potenziale distruttivo di questa parte della storia, basate sulla ricorrenza moltiplicata degli stessi fattori primordiali di possesso e di rapina, ma coinvolgenti ormai l’intera popolazione terrestre, pongono in pericolo l’esistenza dell’umanità e tracciano il panorama di un possibile suicidio della specie: la guerra che fu necessaria dalla notte dei tempi per la sopravvivenza dell’orda conduce ora - con un’inversione evolutiva tipica - all’estinzione.
La lotta telica alla guerra, lo scopo politico di un’umanità pacifica ed unita non è un sogno utopistico, né un retorico atto d’amore, né tanto meno una missione religiosa, bensì una rigorosa e immediata necessità prassica per la salvezza della specie: la sua mutazione eirenica è chiaramente l’unica che può garantirne la sopravvivenza. Ma è un percorso trasformazionale di lotta, di tormento, di lutti, di catastrofi ambientali inimmaginabili: la pace sta solo al di là di una tragedia di dimensioni inimmaginabili, una tragedia di questa fase di un imperialismo sfrenato come un’Apocalisse.
Qui, dunque, il desiderio è la salvezza, la via di un mondo diverso è politica.
Bibliografia
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La salute come prassi
La Psicologia della salute costituisce un ambito disciplinare di ricerca e applicazioni
professionali riguardante: i fattori cognitivi, affettivo - emotivi, psicosociali,
comportamentali, sociali e culturali che sono all’origine dello stato di salute delle persone
(salutogenesi) la promozione e il mantenimento della salute secondo una prospettiva
biopsicosociale; la prevenzione e il trattamento delle malattie e dei loro correlati
psicologici; l’analisi e il miglioramento dei sistemi di tutela della salute;il contributo
all’elaborazione delle politiche della salute in favore delle comunità. In particolare, alcune
delle principali linee di indagine riguardano: l’identificazione dei comportamenti rilevanti
per la salute (ad esempio, i comportamenti a rischio e quelli auto protettivi); la percezione
del rischio e gli effetti sulle condotte nelle varie fasi dello sviluppo umano;le credenze,
atteggiamenti, intenzioni e reazioni nelle condizioni di salute e di malattia;le
rappresentazione sociali di salute e malattia;le emozioni e la loro regolazione in rapporto a
salute e malattia, con specifico riguardo alle disregolazioni affettive;le relazioni tra stress,
2
salute e malattia;le strategie e le risorse psicosociali di coping;il benessere psicologico e
sociale e la qualità della vita nelle diverse classi sociali; la promozione della salute e di stili
di vita appropriati e la prevenzione delle malattie nonché le tecniche più efficaci da
adottare per tali finalità; la compliance alle prescrizioni terapeutiche e i fattori
facilitanti/ostacolanti i trattamenti;le relazioni interpersonali nella pratica sanitaria, con
specifico riguardo alla relazione paziente/terapeuta; la competenza comunicativa nella
pratica sanitaria (ad esempio, la comunicazione con il paziente e con il nucleo familiare); il
funzionamento dell’équipe sanitaria interprofessionale; la salute psicofisica degli operatori
socio-sanitari e dei familiari - caregiver; l’organizzazione dei servizi e degli interventi
sanitari (ad esempio, l'ospedalizzazione, la malattia cronica; il malato terminale e la morte;
il bambino malato;nuove frontiere della medicina ecc.); la valutazione di programmi di
prevenzione e promozione della salute in differenti contesti sociali (scuola, lavoro,
comunità); le interazioni della psicologia della salute con altri campi professionali attigui
(ad esempio, psicologia medica, medicina psicosomatica, medicina comportamentale,
ecc.). Sul piano operativo gli psicologi della salute progettano, realizzano e valutano: a)
interventi mirati allo sviluppo di stili di vita salutare e di competenze (skill training) per
affrontare condizioni stressanti; b) interventi psicoeducativi rispetto a salute e malattia
(svolti sia a livello individuale che in ambiti istituzionali come la scuola o i contesti
lavorativi); c) interventi di promozione dello sviluppo individuale e del benessere
psicofisico lungo l’intero arco di vita; d) programmi di empowerment nella comunità per
aiutare le persone e i gruppi sociali ad avere un maggior controllo sulla propria salute e
potenziare la loro qualità di vita; e) trattamenti individuali e di gruppo per correggere
condotte non salutari (ad esempio, persistenza nel fumare, consumo di farmaci e alcool,
comportamenti alimentari scorretti, carenze di esercizio fisico, ecc.); trattamenti individuali
e di gruppo per la migliore gestione di condizioni di malattia, soprattutto croniche (ad
esempio, diabete, ipertensione, ecc.). Seppure vi siano quadri di riferimento teoricopratico
abbastanza comuni, la psicologia della salute si differenzia dalla psicologia clinica
dal momento che risulta più direttamente focalizzata: 1) sulle risorse personali e sociali
che possono aiutare le persone a costruire e controllare la propria salute mediante
l’adozione di stili di vita salutare; 2) sulle cause e le modalità di prevenzione dei disordini
psicofisici che hanno un impatto sui processi psicologici normali; 3) sui processi di
cambiamento degli atteggiamenti e delle condotte delle persone nelle loro decisioni
3
rispetto ai rischi, nella gestione delle malattie, nelle modalità di reagire allo stress, nella
ricerca di uno stato di benessere, ecc..
Sul piano tassonomico, la letteratura internazionale sostiene l’articolazione della psicologia
della salute in cinque grandi sottoinsiemi conoscitivi e pratici: la psicologia clinica della
salute (collegata alla medicina comportamentale, la pratica clinica è orientata ai
cambiamenti delle condotta, ai trattamenti psicoterapeutici o psicoeducativi a livello
individuale o di piccolo gruppo); la psicologia della salute di comunità (sviluppo di
interventi e programmi di promozione della salute fisica e mentale a livello delle
collettività); la psicologia della salute pubblica (in connessione con le altre scienze della
salute come la medicina e l’epidemiologia, interviene nella promozione della salute a livello
di popolazione, con specifico interesse per gruppi sociali più vulnerabili e a rischio); la
psicologia critica della salute si focalizza sulle diseguaglianze (sociali, culturali, di genere,
di età, socioeconomiche) nei sistemi sanitari, nell’accesso ai servizi e nelle politiche
sanitarie attivando iniziative e programmi orientati al cambiamento sociale e al
miglioramento dei livelli di equità e giustizia sociale; la psicologia della salute
occupazionale (integrata con la psicologia del lavoro e delle organizzazioni) opera sui
fattori del lavoro che influenzano la salute fisica e mentale dei lavoratori. Gli psicologi della
salute, assumendo una prospettiva interdisciplinare, collaborano con numerosi
professionisti (medici, epidemiologi, sociologi della salute, infermieri, dietisti, terapisti della
riabilitazione e altri operatori socio-sanitari, insegnanti, educatori, specialisti della
comunicazione sociale, ecc.)..
Sunday, 4 September 2016
Sunday, 1 May 2016
La fiaba magica
Comune di Campodimele (Prov.Latina)
Associazione
Agenzia Arcipelago Onlus
I.P.e R.S. –
Istituto di Psicologia e ricerche socio sanitarie
FESTIVAL INTERNAZIONALE DELLA FIABA
UN PAESE INCANTATO XI EDIZIONE 2019
Il Premio internazionale
La Fiaba Magica viene conferito a uomini e donne che operano in vari settori e per gli
alti meriti acquisiti e riconosciuti nel campo della ricerca scientifica, letteratura e arte, in
particolare nell' importante settore della narrazione orale, della cultura, delle scienze umane
La fiaba Magica 2019
19 DICEMBRE 2019
PREMIATI
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ANDREA IOVINO
Direttore BIMED (Salerno)
GIOVANNI MALAGUTTI
Presidente Fondazione Malagutti
A cura di
Roberto Zannella
Sindaco di Campodimele
Giuseppe Errico
Direttore festival
|
INGRESSO LIBERO
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